Disturbo Depressivo Maggiore

Estratto dall’articolo “Sei depresso o sei semplicemente triste?“, pubblicata sul sito di Valerio Rosso

La depressione è una delle malattie più comuni del mondo, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo il noto DSM-5, il manuale che guida le diagnosi degli psichiatri, la depressione ha delle caratteristiche cliniche molto precise che devono perdurare per la maggior parte della giornata, ogni giorno, per almeno due settimane:

  • Una persistente sensazione di tristezza o vuoto, o una perdita di interesse per le attività che si erano abituate a godere, come il lavoro, gli hobby, il vedere gli amici, ma anche il cibo ed il sesso.
  • Cambiamenti significativi nell’appetito: perdita o aumento di peso non necessariamente correlato alla dieta
  • Problemi di sonno (insonnia) o dormire troppo (ipersonnia)
  • Aumento dell’irrequietezza (chiamata anche agitazione psicomotoria) o, al contrario, una motricità più inibita (chiamata anche rallentamento psicomotorio)
  • Affaticamento, stanchezza o perdita di energia, che rendono difficili anche le attività più semplici, come vestirsi o lavarsi
  • Sentirsi inutili o sperimentare senso di colpa, come ad esempio rimuginare costantemente sugli errori del passato
  • Difficoltà a pensare lucidamente, concentrarsi o prendere decisioni
  • Pensieri ricorrenti di morte o suicidio (con o senza un piano specifico per attuarlo) oppure tentativo di suicidio

Ovviamente la presenza di alcune di queste condizioni del nostro animo o della nostra psiche in maniera spaiata non significa necessariamente che un individuo debba essere diagnosticato come depresso. Ci sono almeno due considerazioni di base da fare.

In primis la depressione “vera” emerge solitamente in un contesto di esistenza che non giustifica, non rende comprensibile, la presenza dei vari sintomi, non solo della tristezza ma di tutti quelli precedentemente segnalati; se una persona ha una storia che rende ragione di una profonda tristezza, di bassa energia o motivazione tale sintomo, o gruppo di sintomi, diventa comprensibile e addirittura “normale”, e non potrebbe non fornire un dato clinico di rilievo.

Inoltre la depressione “vera” mostra un quadro psicopatologico che genera un disagio clinicamente significativo che tenderà a compromettere fortemente il funzionamento generale della persona nelle varie aree (lavoro, relazione con gli altri, etc.); se vi sono sintomi che, in apparenza, possono configurare un quadro clinico di rilievo ma la persona continua a mostrare un funzionamento generale adeguato vale la pena pensare con attenzione alla reale presenza di una vera depressione.

Infine vale la pena ricordare che, allo stato attuale, vi sono alternative alla diagnosi di depressione, secondo il DSM-5, come ad esempio il disturbo depressivo persistente (un tempo chiamato distimia) che hanno quadri clinici attenuati e trattamenti diversi.

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